| La Canzone di Mary racconto del terrore di Giulia
Castegnaro
Era il ventotto ottobre. Mery amava la sera buia e spettrale.
Un improvviso black out e la città nel sogno
il
tetto argenteo del campanile
la luna gialla
la bruma
si faceva avanti, quella notte del ventotto ottobre.
Doveva attraversare la valle, era una distesa di erba secca,
tutto buio, colpa del black out, erano le dieci ma tornare a
casa era difficile, la valle si stava riempiendo di topolini
che le sgusciavano sotto i piedi facendola cascare, e ancora,
e ancora, e ancora.
Per tirarsi su di morale canticchiò la canzoncina della
nonna, la nonna gliela cantava anni e anni fa per evitare di
farla andare alla valle, era una lugubre canzoncina che però
non ricordava, la cantava a lei e a suo fratello Gionatan.
<<Mary, Mary vai alla valle
Mary,Mary i topini ti
fan cascare
Mary,Mary la bruma scende ai tuoi piedi
Mary,Mary
attenta al mostro nel buio
>> si bloccò, la
bruma era ai suoi piedi, scivolò e si voltò
una
scritta luminosa nella bruma
solo i tempo per sentire i
rintocchi fatali del campanile
Mary,Mary a
casa non tornerai
Trovarono Mary accasciata alla fine della valle, aveva un segnetto
sul braccio se forse qualcuno avesse esaminato bene, poteva
leggere
continua
Gionatan era disperato, alla sera tornò nel punto in
cui stava Mary prima di morire
<<Mary perché
non sei stata a casa ieri notte
se solo potessi starti
ancora vicino se solo potessi vedere la causa della tua morte
>>
e mentre meditava col cuore spezzato, passi lenti si avvicinavano
inizialmente
un sussurro
il respiro
i passi
un respiro pesante
poi
la paura di voltarsi
come una lama di ghiaccio che ti colpisce
alla schiena
la luna illuminava il campanile di grigio
il
respiro era alle sue orecchie
Solo un cane nella notte si accorse del corpo inerme del ragazzo,
ansimava ancora, aveva un taglio sul braccio
la
canzone non finisce qua
Poi un volto con in mano un coltello
<<Gionatan
perché
non mi hai salvato
>>
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